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Gay & Bisex

la bocca, un altare..


di Galby75
07.01.2026    |    36    |    0 6.0
"Sentiva la sborra che gli riempiva la bocca, che gli colava sulle labbra, sul mento, mescolandosi alla saliva..."
Luca era in ginocchio, le ginocchia affondate nel tappeto spesso, la pelle nuda esposta all’aria fresca della stanza. L’uomo davanti a lui era già duro, il cazzo eretto e pulsante, le vene gonfie come corde tese sotto la pelle liscia, quasi lucida di eccitazione. Non c’erano parole, non servivano. Luca sentiva il peso dello sguardo su di sé, uno sguardo che lo inchiodava a terra, che lo costringeva a restare lì, sottomesso, pronto. Le mani gli tremavano leggermente, non per paura, ma per l’eccitazione che gli serpeggiava sotto la pelle, come una scossa elettrica che non trovava sfogo.

Si avvicinò, le labbra già umide, la bocca semiaperta. Non aspettò un ordine. Sapeva cosa voleva, cosa doveva fare. Prima di prendere il cazzo in bocca, si chinò ulteriormente, portando il viso a pochi centimetri dall’inguine dell’uomo. Con un gesto lento, quasi reverenziale, allungò la lingua e iniziò a leccare l’asta, partendo dalla base e risalendo con movimenti circolari, avvolgenti. La saliva lasciava una scia lucida sulla pelle, rendendo ogni leccata ancora più sensuale. Sentiva il sapore salato, muschiato, che gli riempiva la bocca, come se ogni centimetro di quella pelle fosse una promessa di piacere. Le sue labbra si chiusero attorno all’asta, succhiando con una pressione che faceva sussultare l’uomo, mentre la lingua continuava a tracciare cerchi, a stuzzicare, a esplorare ogni venatura.

Poi scese. Le sue labbra si aprirono attorno ai testicoli, caldi e pesanti, e iniziò a leccarli con una lentezza studiata. Prima uno, poi l’altro, avvolgendoli con la lingua, succhiandoli delicatamente, come se volesse estrarne ogni goccia di piacere. Li prese in bocca, uno alla volta, massaggiandoli con la lingua, sentendo la pelle che si tendeva, i peli che gli solleticavano le labbra. Li succhiò con una pressione che era quasi dolorosa, come se volesse farli esplodere, mentre le sue mani accarezzavano l’asta, stringendola alla base, torcendo leggermente, come per ricordare all’uomo chi fosse a comandare quel momento.

L’uomo emise un gemito, le dita che si intrecciavano nei capelli di Luca, spingendolo ulteriormente verso il basso. Luca non si tirò indietro. Anzi, affondò il viso ancora di più, premendo la guancia contro l’asta del cazzo, sentendo il calore che gli bruciava la pelle. Continuò a leccare i testicoli, a succhiarli, a farli rotolare nella bocca, mentre il cazzo dell’uomo gli sfiorava il viso, lasciando una scia umida sulla sua guancia, sulla fronte, come una benedizione oscena. Ogni tanto risaliva con la lingua lungo l’asta, leccando via la saliva mista al pre-eiaculato, prima di tornare giù, a perdersi tra le palle, a succhiarle come se fossero l’unica fonte di nutrimento al mondo.

Quando finalmente decise di prendere il cazzo in bocca, lo fece con un movimento fluido, quasi naturale. Lo inghiottì tutto, fino in fondo, sentendo la punta sfiorargli la gola. Un conato, un istante di resistenza, poi si costrinse a rilassare i muscoli, a lasciarsi invaderne. La lingua si arricciava attorno al frenulo, le labbra si stringevano attorno all’asta, creando un vuoto perfetto che risucchiava ogni centimetro. L’uomo emise un gemito basso, quasi un ringhio, e le sue mani scesero sulla testa di Luca, afferrandogli i capelli con forza. Non era una carezza. Era possesso.

Luca chiuse gli occhi, sentendo le dita che si stringevano, che lo tiravano verso il basso, costringendolo a prendere ancora di più. Il cazzo gli riempiva la bocca, gli premeva contro la lingua, contro il palato, quasi soffocandolo. Ma lui non si ritirò. Anzi, spinse ancora, fino a quando non sentì le lacrime pungergli gli occhi per lo sforzo. Le sue mani non stavano ferme. Con entrambe lavorava il cazzo dell’uomo, una che stringeva la base con una presa salda, quasi punitiva, l’altra che massaggiava i testicoli, sentendo il peso che si muoveva tra le dita, la pelle che si tendeva a ogni carezza.

Ogni movimento era sincronizzato, come se stesse suonando uno strumento: la bocca che scivolava su e giù, le labbra strette, la lingua che tracciava cerchi attorno alla cappella ogni volta che risaliva, le dita che stringevano, torcevano, accarezzavano. Non c’era spazio per sé stesso. Esisteva solo quel cazzo, solo quella bocca, solo quelle mani che lavoravano senza sosta, come se volessero strappare via il piacere a forza.

L’uomo non gli lasciò scampo. Le sue mani sulla testa di Luca erano una morsa, lo guidavano, lo spingevano, lo costringevano a prendere ogni centimetro, ogni spinta violenta. Luca sentiva la saliva colargli dagli angoli della bocca, lungo il mento, gocciolare sul petto, mescolarsi al sudore che gli imperlava la pelle. Non gli importava. Anzi, gli piaceva. Gli piaceva sentire il peso di quel cazzo in gola, il sapore salato della pelle, l’odore muschiato che gli riempiva le narici. Gli piaceva essere usato così, senza pietà, senza compromessi.

Ogni volta che risaliva, lasciava che l’aria gli sfiorasse le labbra bagnate, poi tornava giù, più veloce, più profondo, la gola che si apriva per accoglierlo, le labbra che si serravano attorno all’asta, la lingua che non smetteva di leccare, di stuzzicare, di torturare. L’uomo iniziò a gemere, le dita affondate nei capelli di Luca, le anche che si muovevano in scatti sempre più violenti. Luca sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più, pulsare, come se stesse per esplodere. Non si fermò. Anzi, aumentò il ritmo, la bocca che lavorava senza sosta, le labbra serrate, la lingua che non smetteva di leccare la cappella, di accarezzare il frenulo, di sfiorare ogni centimetro.

Le sue mani erano ovunque sul cazzo dell’uomo, come se volessero strappargli via ogni residuo di controllo. Stringeva la base, torceva i testicoli, accarezzava l’asta con movimenti rapidi e decisi, come se volesse spremere via ogni goccia di sborra. Poi arrivò. L’uomo emise un ruggito, le dita che si stringevano quasi a strappargli i capelli, le anche che si bloccavano in avanti, affondando il cazzo nella gola di Luca. Il primo schizzo fu violento, caldo, denso. Luca sentì la sborra colpirgli la gola, scivolare giù senza che potesse fare nulla. Non si ritirò. Rimasero lì, bloccati in quel momento, l’uomo che continuava a sborrare, Luca che ingoiava tutto, ogni goccia, ogni ondata calda e appiccicosa. Sentiva la sborra che gli riempiva la bocca, che gli colava sulle labbra, sul mento, mescolandosi alla saliva. Non ne perse una goccia. Continuò a leccare, a succhiare, a ingoiare, come se non ci fosse nulla di più importante al mondo.

Quando finalmente l’uomo si ritirò, Luca rimase lì, in ginocchio, il respiro affannoso, il petto che si alzava e abbassava come se avesse corso per chilometri. Ma non era finito. Con la bocca ancora impastata di sborra, allungò una mano e avvolse le dita intorno al cazzo dell’uomo, ormai molle ma ancora umido. Lo pulì con cura, leccando via ogni residuo, ogni goccia che gli era sfuggita, ogni traccia di piacere. Non si fermò fino a quando non fu perfettamente pulito, fino a quando la pelle non fu di nuovo liscia, lucida solo della sua saliva.

Si passò la lingua sulle labbra, sentendo il sapore persistente, salato, quasi metallico. Non si era ancora toccato. Non aveva ancora cercato sollievo per sé stesso. Ma l’uomo non aveva finito con lui.

«Adesso tocca a te», disse l’uomo, la voce roca, quasi un ordine. «Voglio vederti sborrare. Voglio vedere quanto sei bravo a farti venire.»

Luca sollevò lo sguardo, gli occhi lucidi, le labbra ancora umide. Non rispose. Non servivano parole. Con un movimento lento, portò una mano al suo cazzo, già duro, già dolorante per l’eccitazione repressa. L’uomo lo osservava, gli occhi fissi su di lui, come se volesse divorarlo con lo sguardo.

«Più forte», ordinò l’uomo. «Voglio vederti strapparti via il piacere. Voglio vederti sborrare come un animale.»

Luca obbedì. Le sue dita si strinsero attorno al cazzo, iniziando a muoversi con un ritmo che era quasi violento. Non c’era delicatezza, non c’era controllo. Era solo bisogno, solo fame. L’uomo continuava a parlargli, a incitarlo, a dirgli di andare più veloce, di stringere di più, di non fermarsi. Luca ubbidiva, le dita che si muovevano come se volessero strappargli via la pelle, il respiro che si faceva sempre più affannoso, i gemiti che gli sfuggivano dalle labbra. Sentiva il piacere montare, quasi doloroso, quasi insopportabile. Non poteva resistere. Non voleva resistere.

Poi arrivò. Con un gemito strozzato, il suo cazzo pulsò, e la sborra schizzò via, calda e densa, colpendo il pavimento con schizzi violenti. Non si fermò. Continuò a masturbarsi, le dita che si muovevano senza sosta, ogni schizzo che lo svuotava un po’ di più, ogni goccia che lo lasciava tremante, esausto. L’uomo lo osservava, soddisfatto, mentre Luca continuava a venire, il corpo scosso dagli spasmi, il respiro corto, gli occhi chiusi.

Quando finalmente si fermò, Luca rimase lì, in ginocchio, il corpo tremante, il pavimento macchiato dalla sua sborra. Non si mosse. Non parlò. Si limitò a respirare, a sentire il cuore che gli batteva all’impazzata, a godersi quella sensazione di vuoto, di leggerezza, di completa sottomissione. L’uomo lo guardò per un ultimo istante, poi si allontanò, lasciandolo lì, nel silenzio della stanza, con il sapore della sborra ancora in bocca e la consapevolezza di essere stato usato, svuotato, eppure così incredibilmente "pieno".
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